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Giornata internazionale contro l’Omofobia. Italia ancora in ritardo?

Giornata internazionale contro l’Omofobia, il governo italiano non firma la Dichiarazione Ue per i diritti Lgbtq+. Ancora un ritardo?

di Annachiara De Rubeis

Giornata internazionale contro l’Omofobia

I Paesi membri dell’UE si sono riuniti a Bruxelles per discutere della Dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità Lgbtq+. La Dichiarazione è stata avanzata dalla presidenza di turno belgadel Consiglio con l’obiettivo di porre al centro dell’agenda europea i diritti Lgbtiq+. 18 i Paesi membri che hanno firmato la dichiarazione, ad esclusione dell’Italia, che si è rifiutata di firmare la dichiarazione in disaccordo con tutti i principi in essa contenuti. Gli altri 8 Stati che non hanno sottoscritto la Dichiarazione sono Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. 

Ma cosa ha portato l’Italia a non firmare la Dichiarazione?

Se da un lato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che “il governo è, e sarà sempre in prima linea” nel contrasto a “discriminazioni e violenze inaccettabili”, dall’altro fonti del Ministero della famiglia, guidato dalla ministra Eugenia Roccella, riferiscono di una decisione presa già da alcuni giorni. La ministra Roccella ha dichiarato che: “la sinistra usa l’omofobia per nascondere il suo vero obiettivo, il gender”. E prosegue ricordando che il governo ha firmato la dichiarazione europea contro omofobia, bifobia e transfobia, ma conferma che “non firmeremo nulla che riguardi la negazione dell’identità maschile e femminile” e che “era in realtà sbilanciata sull’identità di genere, quindi fondamentalmente parliamo del contenuto della legge Zan”.

Lo stesso on. Alessandro Zan controbatte duramente definendo la destra “vigliacca”, la stessa destra che nell’ottobre 2021 “ha esultato in Senato come allo stadio per aver affossato il mio ddl Zan”: “E che ora vuole continuare a violare i diritti delle persone lgbtquia+”.

Il parlamentare continua definendo “ipocrita” il post comparso sul canale ufficiale del ministero dell’Istruzione in ricordo della Giornata: “una pennellata di rainbow-washing dietro cui c’è tutta l’omotransfobia dilagante nelle istituzioni”. 

Ma nei partiti di centro destra non tutti condividono la posizione del Governo. È il caso dell’on. Alessandra Mussolini che in una intervista alla Stampa di Torino dice “basta con quest’atteggiamento morboso nei confronti della sessualità, non se ne può più”. E puntualizza “la scelta di non aderire al documento non fa bene a un Paese civile come il nostro. La firma non sarebbe stato un atto di coraggio, ma semplicemente di giustizia. Così, si crea un’atmosfera di ostilità che può ferire tanti ragazzi che vivono una situazione di disagio, anche familiare, perché non tutti i genitori sono pronti e preparati quando un figlio fa coming out. Mi auguro fortemente che il governo ci ripensi e firmi la Dichiarazione Ue per i diritti Lgbtq+”.

La Dichiarazione infatti, tra i punti elencati, chiede agli Stati di:

– Riaffermare il loro impegno per promuovere l’uguaglianza e prevenire e combattere la discriminazione, in particolare sulla base dell’identità di genere, dell’espressione di genere, del sesso e dell’orientamento sessuale; (primo punto)

– sostenere la riconferma di un Commissario per l’uguaglianza nella nuova Commissione che continuerà a concentrarsi e a sostenere l’impegno dell’UE per l’inclusione e l’uguaglianza per tutti, con un’attenzione specifica per le questioni di genere. (ultimo punto)

Il dato di fatto oggettivo è che ad oggi in Italia:

– il matrimonio tra coppie omosessuali non è ancora legale;

-le persone della comunità Lgbtqa+ non possono ancora adottare dei bambini;

-non esiste ancora una legge che proibisca le terapie di conversione per l’orientamento sessuale o l’identità di genere per le persone omosessuali;

-non esiste ancora una legge che riconosca il genitore non biologico nelle coppie omogenitoriali con figli nati all’estero tramite la procreazione assistita.

Intanto la Svezia approva la legge che abbassa da 19 a 16 anni l’età richiesta per cambiare legalmente il proprio genere.

Sarà vero il proverbio secondo cui l’Italia arriva sempre in ritardo?

Legenda Fino a pochi anni fa ci si riferiva alle minoranze sessuali con l’acronimo LGBT. Le quattro lettere indicavano i quattro “principali” gruppi minoritari: Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Poi si sono aggiunte nuove lettere, la Q utilizzata per riferirsi a tutte le persone che preferiscono non identificarsi in una specifica “etichetta relativamente all’orientamento sessuale e/o all’identità di genere. Due ulteriori lettere sono state aggiunte: la lettera “I” che sta per intersex e la lettera “A” che si riferisce alle persone asessuali. Il segno “+” rappresenta infine tutte le altre identità che non trovano posto nell’acronimo.

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