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Settore agroalimentare. Cresce la fiducia nell’Open Innovation

Si sente spesso parlare di Open Innovation nel settore agroalimentare, ma siamo davvero certi che le aziende del comparto sappiano esattamente di cosa si tratta? E chi sono i protagonisti dei processi di Open Innovation dentro e fuori le aziende?

Nel nostro Paese, da sempre eccellenza enograstronomica, che vede nel cibo uno degli asset fondamentali per lo sviluppo economico e imprenditoriale, già alcune realtà virtuose – come  Amadori e Cereal Docks – adottano l’Open Innovation per lo sviluppo del proprio business, sottolineando una propensione positiva alla crescita e contaminazione reciproca che nasce dal confronto diretto con altri soggetti, come startup, PMI, Università, scuole ed enti pubblici.

Lo conferma anche il primo report quantitativo globale sull’Open Innovation nel settore agroalimentare pubblicato da Eatable Adventures –  tra i principali acceleratori globali in materia Foodtech e leader nella diffusione dell’innovazione – che evidenzia proprio un aumento di interesse da parte delle aziende verso nuove forme di collaborazione che possano contribuire al successo del business. Cresce, infatti, la fiducia nelle startup, sebbene il ruolo guida resti delle Università e dei Poli Tecnologici (93%) e delle collaborazioni con figure esterne (71%). Il 90% delle aziende intervistate, inoltre, afferma di aver intenzione di investire o collaborare con un partner esterno nei prossimi 3 anni e l’85% lo farà già entro il prossimo anno.

Tutti dati emersi dal sondaggio, che vede protagoniste diverse realtà imprenditoriali del settore agroalimentare a livello internazionale e che non solo mette in luce lo stato dell’arte dell’Open Innovation, ma che ne evidenzia anche le potenzialità e le prospettive future incentivando nuove idee, tecnologie e la collaborazione con talenti provenienti da diversi settori.

Cresce la fiducia nell’Open Innovation nel settore agroalimentare:  circa 8 aziende su 10 dichiara di affidarsi alla collaborazione con partner esterni per innovare la propria realtà

Il primo report quantitativo globale sullo stato dell’Open Innovation nel settore agroalimentare, rilasciato da Eatable Adventures, uno dei tre principali acceleratori globali in materia Foodtech, e promosso da Verona Agrifood Innovation Hub:

  • Il 93% delle aziende comprende il ruolo strategico dell’Open Innovation
  • Aumenta l’interesse per nuove forme di collaborazione: cresce la fiducia nelle startup, sebbene il ruolo guida resti delle Università e dei Poli Tecnologici (93%) e delle collaborazioni con figure esterne (71%)
  • In Italia: aziende consolidate come Amadori e Gruppo Cereal Docks guidano l’Open Innovation
  • Il futuro? Sostenibilità, tracciabilità e canali di vendita

Senza dubbio resta il ruolo guida delle Università e dei Poli Tecnologici (93%) seguito dal co-sviluppo con partner esterni (71%), ma significativo è il crescente ruolo delle startup: tra scouting di nuove realtà innovative virtuose (50%), investimenti diretti in startup (25%) e loro incubazione (17%), si fa strada il crescente interesse per nuove forme di collaborazione tra aziende consolidate e realtà emergenti, all’insegna di un impatto significativo sull’intera catena del valore.

Quali sono le principali aree di innovazione?

Sebbene ancora oggi, 9 aziende su 10 scelgano di concentrare i propri sforzi e investimenti nel miglioramento dei prodotti, l’attenzione si sta spostando sempre più verso le nuove tecnologie (57%) e verso l’efficientamento dei processi (53%). Rilevante anche l’attenzione da parte del 46% delle imprese verso la creazione di modelli di business innovativi.

A decidere in materia di sviluppo resta la Direzione Generale per più della metà delle aziende (78%), la nascita dei dipartimenti specifici per l’innovazione coinvolge, invece, il 57% delle imprese. A pesare su questa percentuale sono le aziende europee, in cui queste divisioni hanno un ruolo sempre più strategico nel processo decisionale.

Il futuro del settore agrifood

Il report sullo stato dell’Open Innovation mostra come le aziende intendano rafforzare la cultura dell’innovazione in futuro, puntando tutto su tre pillar fondamentali: sostenibilità, tracciabilità e canali di vendita.  Secondo i dati analizzati da Eatable Adventures, oltre il 75% mostra un forte interesse per lo sviluppo di nuovi prodotti a impatto positivo a tutto tondo, requisito oggi imprescindibile per il successo di qualsiasi impresa.

Inoltre, comprendere le nuove esigenze di un consumatore sempre più critico e attento, incide sia sulla tendenza ad essere più trasparenti sull’origine bidirezionale dei prodotti e sull’intera filiera, sia sulla nascita di nuovi canali di vendita, capaci di integrare on e offline in un’ottica omnichannel.

Implementare strategie di Open Innovation nel settore alimentare non solo migliora l’efficienza dell’ecosistema e comporta un minor impatto a livello ambientale, ma aumenta anche la redditività delle imprese, riducendo i costi operativi e sfruttando la crescente domanda globale di alimenti sani e sostenibili” commenta José Luis Cabañero, fondatore e CEO di Eatable Adventures. “Adottare approcci innovativi offre la possibilità alle aziende consolidate di entrare in contatto con realtà emergenti per trasformare le attuali sfide del settore in opportunità, agendo non solo per il benessere del pianeta e degli individui, ma anche a livello aziendale ed economico”.

Italia: le aziende pioniere dell’Open Innovation

Innovazione significa pertanto adattabilità ai tempi mutevoli e alle diverse e nuove sfide da affrontare, che in Italia trovano espressione in realtà d’eccellenza come la stessa Eatable Adventures. Con la sua visione globale in materia agrifoodtech, l’azienda ha riconosciuto le potenzialità della filiera agroalimentare e si pone come pioniera di innovazione nel settore. Le stesse Istituzioni hanno riconosciuto a Eatable Adventures il ruolo di apripista di questo processo e creduto nell’importanza dell’Open Innovation in Italia.

Il report evidenzia come diverse aziende italiane, realtà già consolidate sul mercato agroalimentare, abbiano compreso l’importanza di modelli di sviluppo basati sulle sinergie multi-stakeholder. È il caso di Amadori, gruppo leader nel settore avicolo e all’avanguardia nei temi di innovazione, che ha dato vita a una Funzione aziendale dedicata e un “Innovation Team”, in cui raccoglie talenti da diverse aree aziendali per promuovere lo sviluppo di nuovi progetti e soluzioni tecnologiche in un’ottica di Open Innovation con realtà esterne. Rilevanti anche il caso del Gruppo Cereal Docks, che ha sviluppato Grey Silo Ventures, il fondo di Venture Capital per investire e supportare startup in Europa e Israele, e il consorzio Italia del Gusto, che ha promosso una Innovation Accademy per i suoi soci con l’obiettivo di stimolare e diffondere la conoscenza sui temi d’innovazione più rilevanti. Oltre alle aziende del settore alimentare, entità e istituzioni di rilievo sono oggi alla guida dell’Open Innovation, ne sono un esempio progetti come Foodseed, l’acceleratore Foodtech della Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital, e promosso da una vasta rete di partner investitori, tra cui Unicredit e Cattolica Assicurazioni (Gruppo Generali), o il Verona Agrifood Innovation Hub, primo polo per l’innovazione agrifood in Italia sostenuto da Fondazione Cariverona.

“Il settore agroalimentare italiano sta comprendendo sempre più l’importanza di creare sinergie con nuove realtà emergenti e startup all’avanguardia, sia per dare uno slancio all’economia del paese, sia per accelerare sul fronte dei processi di sviluppo. Questa è una necessità oggi più che mai incombente, anche alla luce delle sfide a cui è sottoposta la filiera” commenta Alberto Barbari, Program Director di Eatable Adventures.

Il report completo è consultabile qui.

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